Dott. Gaetano Di Terlizzi

Ascessi Perianali e Perirettali

ASCESSI PERIANALI E PERIRETTALI / FISTOLE ANALI

Gli ascessi solitamente localizzati in sede superficiale, rendendosi manifesti nel perineo, possono mediante un tramite fistoloso, comunicare con il canale ano-rettale.

La loro origine è verosimilmente secondaria a precedenti condizioni patologiche, quali esiti di interventi proctologici, traumi da ferite di tipo penetrante, traumi da clistere, m. di Crohn, colite ulcerosa, o più frequentemente insorgere dalla infezione primaria delle ghiandole anali.

Gli ascesi possono essere complicati anche da fenomeni di tipo necrotico, sostenuti da infezioni di streptococci e clostridi, che possono esitare in shock settico.
Formatasi una fistola, essa non tende alla risoluzione spontanea, perché non adeguatamente drenata e per la continua infezione da parte di germi anaerobi.

L’ascesso perianale si presenta come una tumefazione dolente e ricoperta da cute arrossata, febbre anche alta ed intermittente.
Importante sarà effettuare una adeguata ispezione dell’orifizio anale e regione perianale, esplorazione digitale del canale anale, anoscopia, e specillazione della fistola, iniezione di acqua ossigenata per precisarne il decorso, la lunghezza e la complessità.
Il trattamento degli ascessi e delle fistole resta comunque di tipo prettamente chirurgico.

EMORROIDI

Sono definite come ectasie venose del plesso emorroidario sottomucoso, e possono essere sia primitive che secondarie ad altre patologie.

Le forme primitive potrebbero trarre origine da una debolezza costituzionale ed eventualmente ereditaria della parete venosa, prolungato ipertono sfinterico, o ripetuti aumenti della pressione endoaddominale, che ostacolano il deflusso del sangue venoso (stipsi o gravidanza).

Le forme secondarie, invece, sono dovute ad esempio ad ipertensione portale, dovuta ad ostacoli al flusso portale a livello epatico ( cirrosi ), e preepatico ( trombosi portale ).
Sintomi importanti possono essere il dolore, durante e dopo la defecazione, emorragia, in genere modesta e dopo ogni defecazione, sotto forma di stillicidio, l’anemia secondaria, ed irritazione della cute perianale.

Importante per la diagnosi è l’ispezione ed esplorazione digitale dell’ano, che possono servire per differenziare le emorroidi in: I grado (semplice ipertrofia del plesso venoso emorroidario); II grado (tendono a protudere durante la defecazione, riducendosi in modo spontaneo); III grado (prolassato in modo permanente e ridotte con manovra digitale); IV grado (prolasso permanente e non riducibile).
Il suo inquadramento non prescinde comunque dalla colonscopia; il trattamento oltre ad accorgimenti dietetici, prevede una terapia chirurgica.

RAGADE ANALE 

È’ una ulcerazione di tipo lineare od ellittica, sita nella parte inferiore del canale anale, ed estesa dal margine anale alla linea dentata.
Si produce in seguito ad una abnorme dilatazione della sfintere anale, ed il sintomo classico è dato dal dolore al momento della defecazione.

Viene diagnosticata mediante la ricerca del nodulo sentinella ( piccola escrescenza cutanea situata all’estremo inferiore della ragade ), durante l’esame esterno della regione anale.

Utile potrà essere consigliare blandi lassativi, ed anestetici di superficie; il loro fallimento terapeutico induce il trattamento chirurgico.

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